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#BandDaIncuboVIP 01: David Guetta – “Your Love”

Lorenzo Tiezzi mi ha detto: “Sparare su chi non è nessuno non mi sembra carino. Facciamolo sulla melma vera”, specificando, “tipo J-Ax e Fedez”.

Però dopo Monina, su Fedez non puoi dire più nulla.

Così ho chiesto a Tiezzi di dirmi un altro brano, il più recente possibile. E lui se ne esce con “Your Love” di David Guetta. E mi ha suggerito: “Siamo ancora a citare il giro anni ’80 di ‘Beverly Hills Cop’”

Ma David Guetta è un sociologo musicale più che un compositore, e suona sempre come se Black Mirror fosse interpretato da Mork e Mindy: senza distopia e con molto kitsch. Utilizzando l’evocazione di ognuno di noi e proiettandola nel presente: funziona sempre.

Guetta ha smesso di seguire la sua anima nel 2003 quando ha pubblicato “F*ck Me I’m Famous”; da lì in poi ha seguito il consenso e i milioni che si accumulavano sul suo conto, 37 secondo Forbes.

I suoi brani sono perfetti perché riesce a leggere la società,  lo fa come un esperto cantante di pianobar al suo 20° anno in crociera.

Così quando ascolto “Your Love”, ascolto il suono di migliaia di persone che ballano, sudate, che si guardano, si cercano; ascolto la voglia di spensieratezza di suoni talmente vecchi da evocare nitide scene passate; ascolto armonie per facilitare la sensualità; melodie che pomiciano in bagno con parole arrapate; e questa estetica vaporwave delle cose kitch anni ’80,  che da sfigate diventano strafiche, superstrafiche come le cubiste.

Solo che quando arriva l’ennesima: “If You Wanna Be Free” tutto st’ambaradan diventa insopportabile.

Il peggio è subito dopo con il synth cafone come i Rolex di Sfera Ebbasta al 1° Maggio; tutto si prepara perché arriva l’esplosione telefonata, il ritmo raddoppia, il testo incita, le note vanno in alto, il synth diventa un puntino… ed ecco… si va!

Siamo a un minuto e venti e … si insomma … il … no … ammazza … ma … e … scusate ma sono sudato, mi guardo in giro, ma sono solo, sono spensierato, ricordo la techno degli anni ’90 anche se non c’entra nulla,  mi viene in mente il Tendenza di Siena, mi sento sensuale, voglio pomiciare in bagno, sono eccitato, mi metto tutte le cose brutte che portavo negli anni ’80, ero uno sfigato e adesso mi sento fico, talmente tanto che adesso ci provo con la cubista, che è una superstrafichissima.

Guetta ha letto nella mia mente, e presumo sia un’operazione accaduta a centinaia di migliaia di persone. Nel laboratorio di futurologia sociale creato in segreto dalla Warner, David ha creato un algoritmo in grado di generare il ritmo, il synt, la voce e i testi che rispondano a determinate variabili processate attraverso big data immagazzinati dalla major e Cambridge Analytica.

Non sono dei tormentoni, quelli del producer francese sono dei saggi al pari di quelli di Marshall McLuhan. Scritti però da Mork e Mindy.

Addios.

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